Guida · pavimenti per esterno

Che pavimento in terrazza

Legno, bambù, composito, alluminio o grès: cosa cambia davvero, e come si decide prima di guardare i campioni.

Giorgio Parquettes è un’azienda artigiana di Sant’Angelo di Piove di Sacco, in provincia di Padova, che fornisce e posa pavimenti e rivestimenti dal 1965. In terrazza e a bordo piscina si sceglie fra cinque materiali di doga — legno termotrattato, legno modificato chimicamente, bambù termo-densificato, composito coestruso, alluminio verniciato — oppure fra le lastre in grès porcellanato. La differenza pratica sta in tre cose: quanta manutenzione vogliono, di che colore diventano dopo due estati, che garanzia dichiara il produttore.

In breve: se il grigio argentato del legno vi piace, qualunque essenza va bene e non c’è niente da fare se non lavarla. Se volete tenere il colore caldo, mettete in conto un olio da esterno una volta l’anno. Se non volete pensarci più, restano il composito, l’alluminio, il legno tinto in massa e il grès, che non seguono la strada dell’ingrigimento.

Questa pagina si ferma un passo prima della posa: parla del materiale della doga. Come le doghe stanno su è spiegato nella pagina del sistema GRAD, di cui siamo rivenditori e posatori. Lavoriamo a Padova e in tutto il Veneto: sopralluogo e preventivo gratuiti, 349 282 7839 (ufficio) o 335 706 6795 (Gianluca).

In sintesi

La domanda
Che pavimento mettere in terrazza, a bordo piscina o su una copertura praticabile
Le tipologie
Legno termotrattato · legno modificato chimicamente · bambù termo-densificato · composito coestruso · alluminio verniciato · lastre in grès porcellanato
Se accettate il grigio
Qualsiasi legno, senza manutenzione oltre alla pulizia
Se volete il colore fermo
Legno tinto in massa, composito coestruso, alluminio verniciato a polvere, grès
Se la zona resta bagnata
I materiali dichiarati in EN 335 Classe 4: pino acetilato e bambù termo-densificato
Garanzie delle doghe
Da 15 a 50 anni secondo il materiale, alle condizioni dei rispettivi produttori
Garanzia della struttura
20 anni su binari, clip e piedini, alle condizioni del produttore
Showroom
Via Caselle 37, 35020 Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD)
Zone servite
Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Verona, Rovigo, Belluno e tutto il Veneto
Sopralluogo
Gratuito, come il preventivo — anche in videochiamata, se preferisci mostrarci l’ambiente da lì. 349 282 7839 (ufficio) o 335 706 6795 (Gianluca)

Il problema vero

Fuori casa il materiale viene tirato in due direzioni.

Il sole asciuga e scolorisce, la pioggia bagna, il gelo lavora nelle fessure. Un pavimento esterno non si sceglie per come sta il primo giorno, ma per come sta al decimo inverno.

Per questo la domanda «quale doga è più bella» conta meno di quanto sembri. Il problema è tenerla ferma, dritta e asciutta negli anni: metà del risultato dipende dal materiale, metà da quello che ci sta sotto.

Sul materiale ci sono due norme che aiutano a leggere le schede, e sono quelle che guardiamo per prime. La EN 335 dice la classe d’uso, cioè in che condizioni di umidità il legno può stare: le doghe da terrazza sono dichiarate in Classe 3 oppure in Classe 4, e la Classe 4 è quella adatta al contatto prolungato con l’umidità. La EN 350 dice invece la durabilità naturale del legno, da Classe 1 in giù. Nessuno dei legni di cui parliamo qui è trattato con biocidi: la durabilità arriva dal calore o da una modifica della fibra, non da un prodotto steso sopra.

Il resto lo fa la struttura. Le doghe si agganciano a clip su binari in alluminio e fra doga e binario restano 6 mm: la doga non tocca mai la struttura, l’aria passa, l’acqua scorre via. Il profilo delle doghe da terrazza è leggermente bombato — 3,2° su 12 cm, pari a una pendenza del 5,6% — e aiuta l’acqua a scolare. Siccome il modo di stare su è lo stesso per tutti, i materiali si confrontano quasi solo per manutenzione, colore e garanzia.

La tabella

Sei tipologie, tre colonne che decidono.

Manutenzione, colore nel tempo e garanzia sono i dati dichiarati dai produttori. Dove la casella è vuota il valore dipende dall’essenza scelta.

Materiali per pavimenti esterni a confronto
MaterialeManutenzione dichiarataColore nel tempoGaranzia sulla doga
Legno termotrattato
frassino, pino silvestre, pino radiata, abete
Pulizia semestrale con acqua saponata e spazzola. La durabilità è acquisita dal trattamento termico, non da un prodotto applicato in superficie Marrone caramello, dorato o miele alla posa, poi grigio argentato: sul pino silvestre l’ingrigimento è uniforme in 12–18 mesi secondo l’esposizione Fino a 15 anni per abete e pino termotrattati · fino a 20 anni per il frassino
Pino acetilato
legno modificato chimicamente
Pulizia periodica. Un olio da esterno una volta l’anno solo se si vuole tenere il colore caldo Bianco crema, poi grigio argentato. Esiste anche tinto grigio in massa con pigmento organico, dalla superficie al cuore: quello resta grigio Fino a 50 anni
Pino furfurilato
legno modificato chimicamente
Pulizia periodica. Un olio da esterno una volta l’anno solo se si vuole tenere il colore caldo Marrone scuro profondo alla posa, poi grigio argento Fino a 30 anni
Bambù termo-densificato Pulizia periodica. Un olio da esterno una volta l’anno solo se si vuole tenere il colore caldo Marrone cioccolato o caramello alla posa, poi grigio argento Fino a 25 anni
Composito coestruso Lavaggio annuale con acqua calda saponata. Mai oli, vernici o saturatori: sono incompatibili con la guaina polimerica Non ingrigisce: una leggera schiaritura nei primi tre mesi, poi il colore resta. Il grigio ha una resistenza ai raggi UV migliore del marrone —
Alluminio verniciato a polvere Si pulisce e basta Non ingrigisce e non subisce l’evoluzione visiva naturale legata ai raggi UV. Varie tinte RAL su richiesta —
Lastre in grès porcellanato Il produttore la dichiara come superficie che non richiede particolare manutenzione, igienica e facile da pulire Dichiarata resistente agli agenti atmosferici, agli sbalzi termici e al gelo —

Le garanzie della colonna di destra sono quelle dei produttori delle doghe e valgono alle loro condizioni. Sono cosa diversa dai 20 anni sulla struttura — binari, clip e piedini — che copre il sistema di posa. Densità, classi EN, spessori e lunghezze materiale per materiale stanno nella scheda delle doghe per esterno.

Terrazza in doghe di legno con tavolo apparecchiato, vista dall’alto

Il colore

Il legno da esterno diventa grigio.

Succede a tutti i legni lasciati al naturale: i raggi UV trasformano la superficie in una patina grigio-argento. Non è degrado ed è bene saperlo prima, non dopo la prima estate.

È un fatto estetico e non intacca le prestazioni: il legno si stabilizza in quel colore e la durabilità dichiarata resta quella. Cambia in modo uniforme dove la terrazza prende luce dappertutto; sotto una tettoia o un muro d’ombra il passaggio è più lento e per un po’ la differenza si vede.

Se volete tenere il colore iniziale servono un olio o un impregnante pigmentato anti-UV rinnovati periodicamente: in pratica un passaggio di olio da esterno una volta l’anno. Se lo si salta, il legno riprende la sua strada verso il grigio.

Se non volete pensarci ci sono quattro strade: il legno tinto in massa, dove il pigmento arriva fino al cuore della doga e il grigio è quello voluto, non quello del sole; il composito coestruso, che dopo una leggera schiaritura nei primi tre mesi mantiene il colore; l’alluminio verniciato a polvere, che non evolve sotto i raggi UV; e le lastre in grès, dichiarate resistenti agli agenti atmosferici.

Quattro situazioni

La stessa doga non va bene ovunque.

Terrazza, bordo piscina, copertura praticabile e facciata pongono problemi diversi. Ognuna ha la sua pagina: qui c’è solo cosa cambia nella scelta del materiale.

  • Terrazza
    Classe
    Classe 3 sufficiente se asciutta e ventilata
    Altezza
    da 39–43 mm in appoggio diretto
  • Bordo piscina
    Classe
    meglio Classe 4: acetilato o bambù
    Forme
    bordi curvi con binario orientabile
  • Copertura praticabile
    Peso
    terrazza in legno raramente oltre 30 kg/m²
    Grès
    struttura 3 kg/m² con lastre 60×60
  • Facciata
    Profili
    più stretti: 52 o 65 mm di larghezza
    Interasse
    massimo 65 cm per uso privato

Terrazza e solarium. È il caso più semplice: se la superficie è ventilata e asciuga in fretta, un legno termotrattato in Classe 3 fa il suo lavoro e la scelta si riduce al colore che volete vedere fra due anni. Il resto sta nella pagina delle terrazze in legno e composito.

Bordo piscina. Qui la superficie resta bagnata spesso e a lungo, e conviene salire di classe d’uso: pino acetilato e bambù termo-densificato sono i due materiali dichiarati in EN 335 Classe 4. La lega di alluminio 6060 dei binari è dichiarata resistente alla corrosione anche a contatto con acqua dolce o salata e con le piscine. Un limite da sapere prima di ordinare: le condizioni di garanzia del produttore escludono lo sbiancamento della superficie dopo immersione o installazione vicino al mare, con proiezione di acqua marina.

Copertura praticabile e terrazzo sopra un locale abitato. Qui il vincolo non è l’estetica: sono il peso e la guaina. I piedini appoggiano senza forare l’impermeabilizzazione, con un pad di protezione da 200 × 200 × 6 mm sotto ognuno e, se serve, un tappetino acustico contro il rumore di calpestio verso il locale sottostante. Una terrazza in legno posata così raramente supera i 30 kg/m²; con le lastre in grès la struttura in alluminio pesa circa 3 kg/m² con formato 60×60.

Facciata, portico, soffitto. Qui cambia il profilo prima ancora del materiale: le doghe da rivestimento sono più strette di quelle da terrazza (52 o 65 mm contro 118–145 mm) e hanno bordi diritti per la posa verticale, a 30° per quella orizzontale, dove la lavorazione obliqua favorisce il deflusso dell’acqua. È anche il caso in cui l’alluminio ha senso: i profili a magazzino (20×45, 20×90 e 40×40 mm) sono indicati proprio per facciate e soffitti. Il seguito nella pagina delle facciate e dei soffitti in legno.

Facciata di un edificio residenziale rivestita con doghe di legno a posa orizzontale

Prima di ordinare

Le tre cose che guardiamo.

Il materiale della doga si sceglie alla fine. Prima si misura, perché sono le misure a dire se una terrazza ci sta e come va inclinata.

  1. Che sottofondo c’èCalcestruzzo, pavimentazione esistente, terreno stabilizzato, guaina impermeabile, terreno instabile: cambiano il tipo di appoggio e il binario. Sopra una guaina si va sempre sui piedini, con il pad di protezione sotto; su un terreno che cede servono plinti o viti di fondazione.
  2. Quanti centimetri ci sono fra pavimento e sogliaÈ la misura che decide se la terrazza passa sotto la porta-finestra. In appoggio diretto sul calcestruzzo si sta fra 39 e 43 mm di altezza finita; sui piedini regolabili si arriva a 400 mm, e fino a 500 mm con i binari più robusti. Il piedino si regola da 35 a 190 mm con i rialzi e fino a 325 mm con gli stabilizzatori.
  3. Da che parte scende l’acquaDove va a finire la pioggia decide la pendenza e il verso delle doghe. La struttura si regola con i piedini e assorbe le irregolarità del piano, e per compensare la pendenza esistente c’è un correttore fino al 4%: non serve rifare un massetto.

Il sopralluogo è gratuito in tutto il Veneto e portiamo i campioni: il legno da esterno si giudica in mano, non a monitor.

Domande frequenti

Quello che ci chiedono prima di scegliere.

Meglio il legno o il grès in terrazza?

Dipende da cosa volete che succeda al colore e da quanto può pesare. Il legno al naturale vira al grigio argentato e si mantiene con una pulizia periodica, più un olio all’anno se volete tenere la tonalità calda. Il grès è dichiarato dal produttore come superficie che non richiede particolare manutenzione, resistente al gelo e agli sbalzi termici, e la sua struttura pesa circa 3 kg/m² con lastre 60×60: è spesso la scelta sui terrazzi sopra un locale abitato. Entrambe si posano a secco e si smontano.

Che differenza c’è fra legno termotrattato e legno modificato chimicamente?

Nel termotrattato il legno viene cotto sotto vapore — fra 190 e 230 °C secondo l’essenza — e cambia struttura senza aggiunta di prodotti: le doghe che ne escono sono dichiarate in EN 335 Classe 3. Nel modificato chimicamente la fibra viene trasformata fino al cuore della doga, con l’acetilazione o con l’alcool furfurilico: il pino acetilato è dichiarato in Classe 4, con un ritiro tangenziale massimo dell’1,5% contro variazioni dimensionali massime fra il 3 e il 5% dei termotrattati. Nessuno dei due usa biocidi.

Il composito si può oliare per ravvivarlo?

No. Sul composito coestruso non vanno applicati oli, vernici o saturatori: sono incompatibili con la guaina polimerica che avvolge il nucleo in fibre di legno e polietilene. La manutenzione dichiarata è un lavaggio annuale con acqua calda saponata, e basta. Il composito perde un po’ di intensità nei primi tre mesi e poi resta fermo su quel colore.

Il bambù regge davvero fuori?

Sì, ed è fra i materiali più robusti della lista: le lamelle vengono trattate a 140 o 200 °C e compresse ad altissima densità — circa 1150 kg/m³, più del doppio di un pino termotrattato — ed è dichiarato in EN 335 Classe 4 con garanzia fino a 25 anni. L’unico vincolo pratico è la lunghezza: le doghe da terrazza in bambù esistono in 185 cm, quindi su una terrazza lunga si vedono più giunzioni che con un pino, che arriva a 480 cm.

Posso avere lo stesso pavimento dentro e fuori?

Con il grès porcellanato sì: molte collezioni hanno la versione da esterno con lo stesso disegno di quella interna, e per l’esterno esistono lastre con un extra-spessore di 20 mm. È il modo più diretto per far continuare il pavimento dal soggiorno al terrazzo senza stacchi di disegno. Le collezioni sono nella pagina del grès porcellanato. Con il legno non funziona allo stesso modo: le essenze e i trattamenti da esterno sono altri, e il colore fuori evolve mentre dentro no.

Cosa cambia fra una doga da terrazza e una da rivestimento?

La sezione e la lavorazione dei bordi. Le doghe da terrazza sono larghe da 118 a 145 mm e spesse da 21 a 26 mm, con un profilo leggermente bombato che aiuta l’acqua a scolare. Quelle da rivestimento sono più strette — tipicamente 52 o 65 mm, spessore 20 mm — e hanno due lavorazioni: bordi diritti per la posa verticale, bordi a 30° per la posa orizzontale, che favoriscono il deflusso dell’acqua sulla facciata. Non sono intercambiabili.

Quanto pesa un pavimento esterno posato a secco?

Poco, ed è il motivo per cui si usa sulle coperture. Una terrazza in legno posata su questo sistema raramente supera i 30 kg/m²; per il grès la sola struttura in alluminio pesa circa 3 kg/m² con lastre 60×60, cui va aggiunto il peso delle lastre.

Le pagine di dettaglio

Dove si continua a leggere.

Scelto il materiale, ogni applicazione ha la sua pagina, con i formati, le altezze e i dati completi.

Tutte le guide →

Il passo successivo

Portateci le misure.

Che sottofondo c’è, quanti centimetri avete fra il pavimento e la soglia, da che parte scende l’acqua. Veniamo a vedere, poi vi diciamo cosa ci sta e con che materiale.

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